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poeticherie
DIARI
5 settembre 2009
fine
questo blog chiude definitivamente. muore questo blog e muore una parte di me, la stessa che mi ha accompagnato in questi anni intensi, difficili, confusi. lascio queste ultime parole con tristezza e rassegnazione, sapendo che tanto avrei potuto fare e che molto di più non potevo. se è vero che a ogni scelta corrisponde una rinuncia posso dire che, comunque sarebbe andata, avrei rinunciato a qualcosa di quella piccola felicità, quei momenti semplici e stupidi che possono arricchirmi la vita senza che chi mi è accanto sappia cosa stia realmente succedendo. non c'è da piangersi addosso, sono troppo fortunato per potermi permettere una cosa del genere. ma posso dire di essere un po' più povero, questo sì. qualcosa è scivolato dalla tasca, una di quelle pietre colorate che da piccolo raccoglievo in spiaggia si è persa e confusa con le altre. posso conservarne il ricordo, la forma, il colore. ma l'ho persa per sempre. l'acqua del mare e gli anni l'avevano colorata di un blu intenso, e resa quasi un piccolo gioiello, un ciondolo da appendere al collo di una persona umile. voglio ricordarla così, col suo candore immacolato mentre distrattamente si perdeva nell'infinità di quella spiaggia, mentre un bambino piangeva per aver perso il suo trofeo.



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5 luglio 2009
nient'altro
Oggi vorrei un mondo intero a consolarmi, a dirmi che non sarò mai solo qualunque cosa accadrà. Oggi vorrei rifugiarmi nel luogo più lontano del mondo, a fare qualcosa per chi ha bisogno di me o può averlo. Oggi vorrei una parola di consolazione, una parola di coraggio. Oggi prenderei tutti i peluches della mia vita e li metterei sul mio letto, e mi tufferei lì consolato di atterrare sempre sul morbido. Un bambino sa cosa intendo. Non c'è vita quando la mente non vuole farti vivere in modo spensierato, quando i mostri si nascondono e sono pronti a farti del male al primo momento di debolezza. Io oggi, più che mai, vorrei tornare bambino. Perchè lì non c'è la mia mente. Perchè è esile, ma protetta. Stupida, ma al sicuro dai pericoli. Vorrei la mia grande scatola di legno in cui tenevo i pupazzi e in cui mi infilavo quando mio padre tornava dal lavoro. Per farmi trovare lì, o forse per non farmi trovare. Per comparire poi all'improvviso dietro l'enorme pupazzo rosa (perchè allora tutto era infinitamente più piccolo) e sapere che qualunque stupidaggine avessi potuto fare non avrei mai perduto l'amore delle persone più care al mondo. Il mio cuore è rimasto lì, tra quei giochi e quell'amore immacolato.



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4 luglio 2009
di nuovo buio
Vorrei dimenticare oggi, ieri, e tutto quello che rende e ha reso la mia vita infernale, un buco nero dal quale non riesco mai a uscire. Mi ero dimenticato cosa voleva dire agitarsi su un letto e piangere a dirotto, sentire gli occhi gonfi e sapere che da un secondo all'altro ricomincerò un'altra volta, perchè oggi non c'è altro che posso aspettarmi. Poi penso di bere un po' d'acqua, di ritrovare il respiro e provare a scrivere su un vecchio blog, sperando di non sentirmi più solo. Solo come stasera, in una casa troppo grande che mai come oggi avrebbe bisogno di una festa, di allegria, di amici, di persone che possano farmi risalire da dove sono sprofondato. Stringo forte un peluche, il mio peluche di una vita come un bambino, perchè in fondo bambino lo sono rimasto, e porto dentro di me quell'universo di gioia che oggi non riesco a esprimere, il mio trasporto irrazionale e stupido per ogni stronzata che mi passa davanti. Appenderei la penna al chiodo. Per sempre. Se non fosse che rinunciarvi mi costerebbe più caro di quanto mi costa coltivare un'illusione. Se non fosse che scrivendo sto meglio perchè posso immaginarmi come voglio, spaventato ma mai arrendevole, sorpreso ma sempre con una pistola sul fianco. Mi asciugo gli occhi, mi asciugo il naso e penso che solo uno stronzo come me può non godersi tutte le cose belle che la vita gli ha donato.



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DIARI
2 maggio 2009
tra i gatti che non han padrone come me
Leggera è la cenere che il vento mi porta via. Leggere sono le parole che ora possono confondersi prive di continuità. Mi perdo in un mondo di parole, di simboli che mi aiuterebbero - se ne fossi in grado - a gridare rabbia. Rabbia e verità. Di spiegare perchè le uniche catene che trascino sono le mie stesse ali. Che mi portano via eppure mi condannano a volteggiare in solitudine, a godere dei frutti della primavera eppure a innamorarmene come un silenzioso viaggiatore. Non c'è nulla che non condanni di quel che faccio e scrivo, eppure difendo come il peggior avvocato del criminale quelle parole a cui io stesso non credo. Come recito bene il mio ruolo. Stanotte ho una giacca di seta, che mentre le mani si muovono deliziosa ne accompagna i movimenti. Come sono bello da vedere. Così pronto a sacrificarmi per un'ideale che - qual è? - si libra leggero e mi porta via. Quando do aria ai miei sogni, mi librano da terra loro, le parole. Do tanta importanza alla mia virtù - la trasparenza. Ecco, vorrei che ora potesse trasparire la mia emicrania, il non-senso di parole che volutamente un senso non hanno. Perchè rifiutano di averlo, perchè non sono io a scrivere ma le parole a scrivere di me. Stanotte vorrei vedermi da qui a trent'anni. A chiedermi cosa sarà rimasto di tanto leggero, quando avrò messo a punto il mio fallimento. Appurato che, se il mondo non è quel che voglio, non avrò fatto nulla per renderlo migliore. Mi domando se adeguarsi alla forma sia leggero. Quali siano i prezzi di un'azione sbagliata, e se forse un giorno potrò rimediarvi. Qualunque cosa sarà accaduta, in qualunque luogo mi troverò, a girare l'angolo di casa mia o a chiedere perdono del male che ho fatto, spero solo che avrò comunicato a tutti, testamento non scritto, che quella zanzara insolente e fastidiosa possedeva un aculeo privo di veleno.



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DIARI
7 marzo 2009
la mia storia, le mie poesie
domani ho un lavoro da finire. sul tavolo mi attende una pila di poesie, da ordinare, tagliare, modificare, scegliere. cosa è buono e cosa no per il mio primo libro, tutto frutto della mia testa e di quello che ho visto e sentito in quasi due anni. qualcosa mi piace, molto altro no. sarà che il tempo passa e che non mi rivedo più in ciò che ho scritto, sarà che anche lo stile evolve. a momenti ne salverei quattro, cinque. in altri sono meno duro con me stesso e allora mi faccio coraggio e dico "su, non tutto è da buttare". eppure che bella cosa che sto facendo. penso che questo piccolo libro possa arrivare agli altri più di quanto sappia fare io tutti i giorni, quando sono impacciato, schivo, restio a confidare i miei veri stati d'animo. un regalo da fare a una persona conosciuta, incontrata e che forse non vedrò più. è più di una foto, di un'immagine. in fondo a me non è che importi sul serio fare il "poeta", e le virgolette sono d'obbligo rispetto a chi poeta lo è stato davvero, e non come me che lo faccio quasi per gioco. però mi piace pensare e sapere che in quelle parole c'è un pezzo della mia storia, del mio passato, di tutto quello che forse non ho mai confidato e che in qualche modo è in quelle parole, nella loro sequenza, nella musicalità o nel modo in cui stridono tra loro. penso davvero sia il regalo migliore da fare, un modo delicato per farmi conoscere davvero, oltre quello che a volte voglio dimostrare. 

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DIARI
19 febbraio 2009
soffiami via

io voglio gridare che vorrei volare
tra bianchi pensieri per non ritornare
nel buio come un cieco
e non vedo non posso sapere che c'è
che incardina il cuore e fa male
di aria non muoio si questo lo so
ma se non soffierai dall'alto cadrò


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sentimenti
7 febbraio 2009
colpevole

Oggi cado innamorato e vorrei non esserlo.

Non manca un attimo che vorrei averla qui,

vicina a riempire di parole

i miei silenzi – adesso più dolorosi di un tempo.

Sento perdere dei pezzi di me, cederli sapendo

che ovunque sarò lei mi apparterrà.

Posso ritrovare i suoi lineamenti tra le nuvole

di un cielo privo di stelle,

chiudere gli occhi toccarle le labbra.


Ora che scrivo parole ridicole

che il cuore stringe mentre non sei qui

vorrei mi leggessi dentro,

tra gli scarabocchi di una lettera

che non saprò mai scriverti.

DIARI
19 dicembre 2008
una notte

Potessi davvero scrivere tutto. Riempirei pagine e pagine di parole. Inutili. Rassegnate. Necessarie.

Accadde una notte - il passato remoto non tradisca, è davvero recente - di perdermi tra le coperte del letto. Di non percepire più le distanze. Immaginavo un oggetto avvicinarsi verso di me e, improvvisamente, sommergermi per la sua grandezza. Da piccolo, in dormiveglia, ero solito disperdermi in queste strane proiezioni, giochi che talvolta finivano - lo ricordo ancora - nella stretta di un peluche. Paura di perdere il controllo. Non di sè. Delle cose. Trovarle improvvisamente troppo grandi. Passeggiare in un deserto - ecco un'altra immagine ricorrente - e improvvisamente avvertirmi troppo piccolo, distante. Irraggiungibile. Mi ero già perso.

Ti giri una volta. Ti rigiri. Non va bene. E pensi che stanotte non potrai dormire, che domani non basterà il miglior caffè per tirarti su. Ecco, questo accadde. Lasciai correre la mente, perchè altro, dico davvero, non mi era dato da fare. Sognai - a occhi aperti, s'intende. Sognai la mia giusta dimensione. Fu come accendere una lampadina e conoscere, dopo secoli, la disposizione di tutti gli oggetti che fino a quel giorno mi ero limitato ad accarezzare con le dita. E come dopo il buio gli uomini soffrono la luce, così mi ritrovavo. Uno scolaro spaurito. A volte non basta conoscere. Bisogna essere pronti per farlo: saper andare incontro alla verità non è semplice.

Con la luce fioca che filtrava dalle persiane, cercai la mia immagine ma lo specchio non la restituì.


Ripensai a quel giorno in cui credetti di aver compreso l'essenza della vita. Cosa fosse l'armonia quando le gambe erano ormai stanche, e non sorreggevano più il peso di tante amarezze. Ma non sarebbe mai bastato tutto questo. Ora - ecco cos'era cambiato - intravedevo un cammino. Lo immaginavo in un pomeriggio d'autunno, tra foglie ingiallite che si disperdevano numerose lungo una strada. L'illusione del calore, di lì a poco, si sarebbe frantumata con i primi colori dell'inverno. Sentii stringermi il petto.

Presi una penna. Scrissi. Scrissi ancora. Ritrovai la mia immagine tra le parole.
DIARI
7 novembre 2008
credito esaurito
ora basta.
se ogni mio gesto, ogni stupidaggine
deve essere il pretesto per vedere quel che non c'è
e tacciarmi di menefreghismo, io vi prego
vi supplico come se fossi un fratello
depennatemi dal vostro elenco.

basta parlarmi come se non possa ferirmi mai
chè tanto non saprete un cazzo
se quando piango lo faccio a luci spente
e trovo il mio conforto nel silenzio.

lasciatemi in pace, lasciatemi perdere
soffermatevi su quanto ciò sia stupido
su quanto io sia stupido
e continuate a recitare il vostro onesto ruolo.

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sentimenti
2 novembre 2008
forever orbiting



I ask silently
all my destinations will accept the one that’s me

So I can breathe…





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